IL CAMBIO DI PARADIGMA
Non è nata una nuova tecnica. È cambiato il modo di guardare il problema.
Per anni l’implantologia è stata raccontata partendo dalle tecniche.
Hai poco osso?
Si parla di innesti.
Hai poco osso nella parte posteriore del mascellare?
Si parla di rialzo del seno.
L’osso non è sufficiente?
Si cercano altre soluzioni.
Ma c’è una domanda che viene ancora prima:
QUALE OSSO È STATO VALUTATO?
È da qui che comincia il nostro cambio di paradigma.
IL PUNTO DI SVOLTA
L’osso della bocca non può essere considerato come un’unica realtà.
C’è l’osso alveolare, quello strettamente legato alla presenza dei denti e che può riassorbirsi dopo la loro perdita.
E ci sono strutture basali e corticali profonde, che appartengono allo scheletro del massiccio facciale.
Questa distinzione cambia il modo di leggere un’atrofia.
Perché un paziente può avere perso una grande quantità di osso alveolare senza che questo significhi automaticamente che tutta l’anatomia ossea disponibile sia scomparsa.
La domanda quindi non è più soltanto:
«Quanto osso alveolare manca?»
Ma:
«Quali strutture ossee sono ancora presenti e possono essere valutate?»
DAL “NON HAI OSSO” A UNA DIAGNOSI PIÙ COMPLETA
Quante volte un paziente sente dire:
«Non hai più osso.»
Ma raramente gli viene spiegato:
quale osso manca, quale osso è rimasto e quale anatomia è stata realmente studiata.
Questo è il primo cambiamento.
Non promettere una soluzione a tutti.
Non dire che innesti o rialzi siano sempre sbagliati.
Ma non fermarsi alla prima diagnosi quando esistono altre strutture anatomiche che devono essere considerate.
L’OSSO ALVEOLARE NON È TUTTO L’OSSO DELLA BOCCA
Quando si perde un dente, l’osso alveolare può progressivamente ridursi.
È uno dei motivi per cui, dopo molti anni senza denti, un paziente può presentare una cresta molto sottile o una grave atrofia.
Ma questo non significa che il massiccio facciale abbia perso ogni struttura ossea.
Le strutture profonde e corticali appartengono a un’altra realtà anatomica.
Ed è proprio questa realtà che, nei casi indicati, deve essere studiata.
Prima di ricostruire ciò che manca, bisogna capire ciò che è ancora disponibile.
IL VERO CAMBIAMENTO NON È CHIRURGICO
Il cambio di paradigma non consiste nel dire:
«Da oggi tutti devono fare una determinata tecnica.»
Sarebbe soltanto sostituire un dogma con un altro.
Il cambiamento consiste nel modificare l’ordine delle domande.
Prima:
TECNICA → ricerca dell’osso necessario → eventuale ricostruzione
Ora:
ANATOMIA → DIAGNOSI → FUNZIONE → PROGETTAZIONE → PROTOCOLLO
La tecnica arriva dopo.
Non prima.
E QUI ENTRA LA MASTICAZIONE
C’è un altro elemento che non può essere ignorato:
la bocca deve funzionare.
Non basta trovare un punto dove mettere un impianto.
Bisogna progettare una riabilitazione che tenga conto delle forze della masticazione.
Il massetere è uno dei principali muscoli responsabili della forza masticatoria.
Per questo il progetto non si ferma all’osso.
Studia anche la Biomeccanica Masticatoria.
La posizione degli ancoraggi, la presenza dei molari, la distribuzione delle forze e la geometria dell’intera arcata devono essere considerate come parti dello stesso sistema.
La Wiki definisce proprio questo passaggio come la necessità di ripensare il ripristino della masticazione partendo dall’anatomia ancora disponibile e dalla funzione.
NON RICOSTRUIRE SEMPRE. VALUTARE PRIMA.
Questo è il cuore del paradigma.
Se manca osso alveolare, la domanda non deve essere automaticamente:
«Come ricostruiamo l’osso?»
Deve essere:
«Possiamo progettare utilizzando strutture anatomiche che il paziente possiede ancora?»
In alcuni casi la risposta può essere sì.
In altri no.
E proprio per questo serve una diagnosi reale, attraverso esami radiologici e valutazione clinica.
DA QUI NASCE UN ALTRO MODO DI PROGETTARE
Quando l’anatomia lo consente e il caso è indicato, possono essere valutati protocolli che utilizzano ancoraggi profondi e basali.
Tra questi rientrano:
BSS™ — Bilateral Sinus Solution™
Per determinate anatomie posteriori del mascellare superiore.
All-on-Full®
Per la progettazione dell’intera arcata, con l’obiettivo di arrivare a una riabilitazione completa, compresi i molari, secondo le condizioni anatomiche e funzionali del caso.
Ma attenzione:
il protocollo non viene scelto perché il paziente lo ha letto su Internet.
Viene dopo la diagnosi.
IL PAZIENTE DEVE POTER VEDERE LE PROVE
Un cambio di paradigma non si dimostra con uno slogan.
Si dimostra attraverso ciò che può essere verificato.
Per questo il progetto raccoglie:
- casi reali;
- documentazione diagnostica;
- interventi;
- video;
- controlli nel tempo;
- risultati protesici;
- esperienza clinica documentata.
Il paziente non deve essere obbligato a credere.
Deve poter capire e verificare.
È anche per questo che nasce la Wiki: mettere in ordine le informazioni e permettere al paziente di seguire il ragionamento dall’anatomia fino ai protocolli e ai casi.
PERCHÉ QUESTO È IMPORTANTE SOPRATTUTTO PER CHI È STATO DEFINITO “SENZA OSSO”
Se ti hanno detto:
«Non hai osso.»
non significa che tu debba automaticamente scegliere una determinata soluzione.
Significa che devi capire che cosa è stato diagnosticato.
Se ti hanno proposto un innesto, puoi chiedere:
Quali altre strutture anatomiche sono state valutate?
Se ti hanno proposto un rialzo del seno:
È stata studiata anche l’anatomia posteriore profonda?
Se hai già avuto un fallimento:
È stato analizzato il motivo per cui il precedente progetto non ha funzionato?
E se devi riabilitare tutta la bocca:
È stata considerata anche la biomeccanica della masticazione?
IL CAMBIO DI PARADIGMA IN UNA FRASE
NON PARTIRE SOLO DA QUELLO CHE MANCA. STUDIA PRIMA TUTTO QUELLO CHE C’È.
Questo non significa che ogni paziente possa evitare innesti, rialzi o altre procedure.
Significa che nessuna di queste decisioni dovrebbe essere presa prima di avere studiato realmente l’anatomia del paziente.
Prima la persona.
Poi l’anatomia.
Poi la diagnosi.
Poi la funzione.
Poi il progetto.
E solo dopo la tecnica.
IL PROSSIMO PASSO
Il cambio di paradigma porta naturalmente alla domanda successiva:
COME SI FA UNA DIAGNOSI COMPLETA?
È il capitolo successivo.
Perché conoscere l’esistenza di un’altra realtà anatomica è solo l’inizio.
Bisogna poi saperla cercare, riconoscere e valutare.